Il miele umbro nasce molto prima di arrivare in un vasetto. Nasce tra le fioriture della campagna, nelle arnie dove le api lavorano instancabilmente, e prende forma lentamente, cella dopo cella.
Per scoprire da vicino come nasce il miele umbro, ho trascorso una giornata in una piccola apicoltura amatoriale insieme a Lorenzo, un giovanisso apicoltore, seguendo passo dopo passo la smielatura. Dall’apertura delle arnie all’estrazione dei telai, dalla rimozione della cera fino al miele che, alla fine del percorso, viene raccolto e versato nei vasetti.
Un’esperienza che mi ha permesso di guardare con occhi diversi uno degli alimenti più semplici e preziosi che possiamo portare sulla nostra tavola.
Dalle arnie ai telai
La smielatura comincia vicino alle arnie. Prima di poter prelevare i telai, bisogna aprire l’alveare e lavorare con attenzione per disturbare il meno possibile le api.

Un leggero soffio di fumo viene utilizzato per calmare le api e permettere di procedere con le operazioni necessarie in maggiore sicurezza.

A questo punto si possono estrarre i telai, uno alla volta. Sono loro a contenere il miele che le api hanno raccolto e conservato nelle celle dei favi.


Ma prima di portarli via dall’alveare bisogna allontanare delicatamente le api che sono ancora sul telaio. Per farlo, Lorenzo utilizza una piuma per allontanare delicatamente le api, senza danneggiarle.
È un gesto semplice, ma osservandolo da vicino si percepisce tutta l’attenzione necessaria quando si lavora con le api: la raccolta del miele deve avvenire rispettando il più possibile l’equilibrio dell’alveare.

I telai, una volta liberati dalle api, sono quindi pronti per proseguire il loro viaggio verso la smielatura vera e propria.
È qui che tutto ha origine. Le api raccolgono il nettare dai fiori e lo trasformano lentamente in miele, che viene depositato nelle celle dei favi. Quando il miele è pronto per essere raccolto, i telai vengono prelevati dalle arnie per iniziare la fase della smielatura.
Vedere quei telai dal vivo è già un’esperienza particolare. Le celle colme di miele raccontano, meglio di qualsiasi spiegazione, il lavoro instancabile delle api.
Ogni telaio rappresenta una piccola parte del lavoro dell’alveare e, prima di arrivare al vasetto, deve passare attraverso diverse fasi.

La rimozione della cera
Una delle prime operazioni della smielatura è la rimozione della cera che chiude le celle del favo.
La cera forma una sottile copertura che protegge il miele contenuto nelle celle. Per poterlo estrarre, questa parte viene rimossa, lasciando il miele pronto per la fase successiva.

È una fase che richiede attenzione e delicatezza. Osservandola da vicino ci si rende conto di quanto il miele che arriva sulla nostra tavola sia il risultato di una successione di gesti precisi.
È stato proprio questo uno degli aspetti che mi ha colpito durante la giornata: siamo abituati a vedere il miele già pronto nel suo vasetto, ma raramente pensiamo a tutto quello che accade prima.
Dal favo al miele
Una volta rimossa la cera, i telai sono pronti per l’estrazione.
È questo uno dei momenti più affascinanti della smielatura: il miele comincia a lasciare i favi e a raccogliersi, mostrando il suo colore e la sua consistenza.

Guardando il miele appena estratto si comprende anche quanto possa essere legato al territorio. Il colore, il profumo e il sapore possono variare in base alle fioriture e alla stagione, raccontando in qualche modo l’ambiente nel quale le api hanno raccolto il nettare.
Parlare di miele umbro significa quindi parlare anche di paesaggio, fiori, biodiversità e stagioni.
Ed è forse proprio questo il fascino dei prodotti del territorio: dietro un alimento apparentemente semplice si nasconde una storia fatta di natura e lavoro.
Quando il miele umbro arriva nel vasetto
Dopo l’estrazione e le successive operazioni di raccolta e filtraggio, arriva finalmente il momento dell’invasettamento.

Vedere il miele colare lentamente nel vasetto è il momento che conclude idealmente il viaggio raccontato in questo articolo: dall’arnia al vasetto.
È un’immagine semplice, ma molto suggestiva. Il miele che fino a poco prima era racchiuso nelle celle dei favi viene finalmente raccolto.
Nel caso di una piccola apicoltura amatoriale, il risultato conserva anche un particolare fascino legato alla semplicità. Nessuna confezione elaborata, nessuna presentazione costruita: soltanto un vasetto di vetro e il miele appena raccolto.
E forse è proprio questa semplicità a renderlo ancora più interessante.
L’importanza delle api per il territorio

Parlare di miele significa inevitabilmente parlare anche di api. Il loro lavoro non si limita infatti alla produzione del miele: attraverso l’impollinazione contribuiscono alla riproduzione di molte piante e alla biodiversità del territorio.
Osservandole al lavoro durante la smielatura, diventa ancora più evidente quanto siano preziose. Ogni volo alla ricerca di nettare e polline contribuisce a mantenere vivo un delicato equilibrio naturale, fatto di fiori, piante, insetti e paesaggio.
Per questo l’apicoltura non riguarda soltanto il miele che arriva sulle nostre tavole, ma anche la tutela e la valorizzazione dell’ambiente in cui le api vivono e lavorano.
Il miele umbro in cucina
Per chi ama la cucina umbra, il miele è molto più di un semplice dolcificante.
Può essere gustato a colazione, utilizzato nella preparazione di dolci, soprattutto quelli natalizi, oppure abbinato a ingredienti dal sapore deciso, come i pecorini umbri.
È anche un ingrediente che permette di raccontare il territorio attraverso la tavola. Un miele prodotto in Umbria porta con sé qualcosa del paesaggio nel quale è nato: le fioriture, la stagione, il clima e il lavoro delle api.
Per questo trovo interessante considerare il miele umbro non soltanto come un prodotto da acquistare, ma come un ingrediente da conoscere e valorizzare in cucina.
Alcune ricette umbre con il miele:
Pane di San Francesco d’Assisi
Mostaccioli di San Francesco, i biscotti di Frate Jacopa
Pampepato ternano
Un’esperienza da vivere
Assistere alla smielatura mi ha fatto guardare il miele con occhi diversi.
Siamo abituati a prendere un vasetto dalla dispensa e ad aggiungerlo a una tisana, a una fetta di pane o a una ricetta, senza pensare al lungo percorso che lo ha preceduto.
Quel percorso comincia dalle arnie, passa attraverso i telai e la rimozione della cera, continua con l’estrazione e arriva infine al momento in cui il miele viene raccolto e versato nei vasetti.
Un viaggio che, visto da fuori, può sembrare semplice, ma che racchiude il lavoro delle api, la ricchezza delle fioriture e la cura di chi si occupa degli alveari.
Ed è forse questo il modo più bello per conoscere un prodotto del territorio: vedere come nasce, scoprire chi se ne prende cura e poi portarlo sulla nostra tavola.
Il miele umbro, prima ancora di essere un ingrediente, è una piccola storia di api, fiori, territorio e persone.
Miria Onesta
Racconto l’Umbria attraverso la cucina, le ricette di casa e le storie legate al territorio. Ho imparato a conoscere i sapori, le stagioni e le erbe spontanee attraverso l’esperienza e l’osservazione, tra campi, cucina quotidiana e tradizioni contadine. Umbria a tavola – Food & Wine nasce dal desiderio di custodire questa memoria e raccontarla, tra tradizione, borghi e cucina di casa.
Scopri di più su di me qui.





